venerdì 1 luglio 2016

Elena Ferrante / Le due amiche della Ferrante al capolinea

Le due amiche della Ferrante al capolinea

Elena e Lila, dagli Anni 50 a oggi, in una Napoli feroce si dispiega la caotica complessità di un legame femminile

Alla fine di Storia della bambina perduta di Elena Ferrante (e/o) è necessario alzare lo sguardo sull’intera quadrilogia de L’amica geniale , di cui questo è l’ultimo volume: storia di Elena Greco – narratore – che decide di scrivere un romanzo quando la sua amica di sempre, Lila Cerullo, scompare: «ogni dettaglio della nostra storia, tutto ciò che mi è rimasto in mente». La quadrilogia inizia nel 2010 con l’inizio del romanzo di Elena, si nutre di un flashback lungo sessant’anni, e finisce quando Elena mette la parola fine al suo romanzo. Elena e Lila sono l’una lo specchio – contraffatto, lacunoso – dell’altra. La domanda che ci guida è: chi delle due è l’amica geniale, che nel titolo è al singolare?  

Storia della bambina perduta ne racconta maturità e vecchiaia. Elena va a vivere con Nino (ex amante di Lila), lontana dalle figlie, e Lila si batte per la sua società di computer, contro il pizzo. Lila smarrisce sua figlia, e Elena ha successo. Elena si sposta a Torino, e Lila rimane nel rione. La vecchiaia le rende sole – una perde il lavoro, l’altra scompare – sino a un finale che splende luce nuova sull’intera saga. 

L’amicizia di Elena e Lila inizia negli anni ’50. Le due, bambine, sono convinte che don Alfonso, orco camorrista del violento rione di Napoli in cui stanno crescendo, abbia rubato le loro bambole: Tina, di Elena, e Nu, di Lila. Per sempre la più indomita tra le due, Lila spinge Elena ad andare a reclamarle. Atterrita, Elena esegue. Don Alfonso nega il furto ma non la divora come lei si aspetta; le dà 20.000 lire: per comprare altre due bambole. Le amiche comprano invece Piccole donne

S’innesca così un domino che punta all’ultima parola dell’ultimo volume. Dalle bambole a Piccole donne a Elena che diventa scrittrice, alla maternità di entrambe, alla scomparsa di Tina, seconda figlia di Lila, di cui Elena scriverà nel racconto che la renderà famosa: storia vera della loro amicizia, con uno scarto fantasioso nel finale. E dalla scomparsa di Tina, lungo la vecchiaia di entrambe, alla scomparsa di Lila – anzi all’auto-cancellazione, come Lila fosse il testo di se stessa – che genera il romanzo di Elena, cuore dell’epopea. Dritti all’ultima parola: dove l’ultima tessera crolla, e il domino si rivela. Sempre percorsi, Elena e noi, dal dubbio: Lila l’aveva minacciata – non scrivere mai di noi, noi dobbiamo «sparire». Ma se Elena alla fine avesse scritto: «Ti vengo a frugare nel computer, ti leggo i file, te li cancello». Alla fine s’è cancellata lei.  

È dunque la finzione il cuore di tutta l’epopea. Bambole come bambine (come nel terzo romanzo di Ferrante, La figlia oscura), bambine come bambole (Elena ama le sue figlie ma di continuo le lascia; Tina è la bambola di Elena e la figlia scomparsa di Lila), nomi come stigmate o allegorie, vita piegata alla volontà del romanzo (Lila si cancella: Elena inizia a scrivere). Ma più su delle bambole c’è Lila. Se è lei che spinge Elena a reclamarle da don Alfonso, e se il tassello finale del domino è ciò che sembra: è come se, già quel giorno degli anni ’50, Lila avesse dato il via al domino, di cui è lei la vera artefice. Avesse deciso allora – fingendo in seguito di osteggiarlo – che Elena doveva diventare una scrittrice, per raccontarle entrambe. Lila ha manipolato dunque non solo i personaggi dell’epopea, non solo la voce narrante, ma anche noi, che credevamo di leggere la storia dell’amica geniale Elena Greco e ne leggevamo un’altra. Nelle oltre 1650 pagine dell’Amica geniale, Elena Ferrante sovverte ciò che Elena Greco crede di raccontare, ciò che noi crediamo di leggere.  

A Elena la scrittura accade sempre, per esempio «per colpa di una pioggia», non è mai atto di per sé; Lila genera, produce. La geniale è lei: in senso etimologico: forza naturale produttrice da genero, produco (che fa il paio con fingo, plasmo); ma pure dialettale: non tengo genio, al Sud, vuol dire non ho voglia. È lei l’amica geniale del titolo?  

Nemmeno. In un romanzo che racconta quanto la parola originale sia peccato originale, quanto lottiamo tutta la vita per cancellarla, per non essere del Sud (di qualunque sud si tratti); l’amica geniale di Elena Ferrante è una, Elena-e-Lila: corpo bicefalo o, al contrario, due corpi con un unico cervello. Controverso e incoerente, violento e docile, volitivo e svogliato – come del resto tutti noi? 

*Antonella Lattanzi, ha pubblicato con Einaudi Stile Libero “Devozione”  
e “Prima che tu mi tradisca”  



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